Aspetti Naturalistici
 
La Flora

Il territorio di Tramonti è stato profondamente modificato nel corso dei secoli dall’attività antropica determinando un insolubile e delicato equilibrio tra uomo e ambiente naturale. Il crinale, disposto in direzione N-O, S-E, delimita il versante del Golfo della Spezia, dalla fascia costiera di Tramonti che si affaccia sul mare aperto. Mentre l’entroterra è caratterizzato da un clima più piovoso in cui prevalgono boschi a castagno, un tempo importante fonte di sostentamento per le popolazioni locali, il versante del mare gode di un microclima particolarmente mite anche in inverno, riparato dai venti freddi e costantemente esposto al sole. E’ proprio in tale porzione del territorio, grazie alle favorevoli condizioni ambientali che l’uomo ha introdotto la coltura della vite e dell’ulivo ricavando anche nei punti più impervi terrazzamenti.

 
Il progressivo abbandono delle coltivazioni ha favorito il ritorno della vegetazione spontanea a macchia mediterranea: nella fascia più alta sono l’erica arborea e il pino marittimo a colonizzare più velocemente le piane, mentre, scendendo verso il mare, la macchia è costituita in prevalenza da specie arboree in grado di sopportare maggiormente la siccità durante il periodo estivo: leccio, mirto, lentisco, alaterno e euforbia arborea. Quest’ultima caratteristica per la sua forma arbustiva a cuscino e per il colore giallo dei fiori, presenta la particolarità di perdere le foglie durante il periodo estivo, tradendo così la sua antica appartenenza alla flora sub-tropicale dell’Era terziaria (1 MA).

A testimoniare il particolare microclima di tale zona è la presenza di piante di fichi d’India i cui frutti l’Associazione Campiglia ha deciso recentemente di utilizzare per ricavare marmellate. Nella fascia costiera più vicina al mare la formazione tipica è costituita dalla formazione a gariga (cineraria marittima, elicrisio e fico degli ottentotti) le cui piante riescono a sopravvivere in condizioni di elevata salinità e scarsa acqua. Tali formazioni arbustivea a macchia mediterranea dovrebbero evolvere nel tempo verso il bosco di leccio che prima dell’opera di trasformazione umana doveva caratterizzare la vegetazione dal crinale fino agli ambienti rupestri in prossimità del mare. Nel periodo primaverile la vegetazione spontanea da vita a fioriture dai colori spettacolari (giallo dell’euforbia e della ginestra, bianco dei cisti, rosa della valeriana, ecc.). Negli incolti, dalla metà di marzo, si possono osservare rari fiori di orchidee (Serapias Negleta) e narcisi (Narcisus Tazeta).

 
 
La Geologia

Procedendo da Campiglia verso est, lungo il sentiero 1, è possibile compiere un vero e proprio viaggio geologico che abbraccia un arco di tempo che va dall’Oligocene (26 MA) al Retico (190 MA), osservando il susseguirsi di strati rocciosi, di età via via più remote, tutti appartenenti alla serie geologica Toscana denominata localmente Lama di La Spezia. Si parte dagli scisti policromi a contatto con le arenarie del macigno per poi incontrare i diaspri, la maiolica, le marne a Posidonya, i calcari selciferi, il rosso ammonitico ed arrivare infine ai calcari a Rhaetavicula ed al marmo Portoro che caratterizzano la fascia costiera fino a Portovenere e le isole: Palmaria, Tino e Tinetto.

Dal punto di vista geologico il territorio di Tramonti di Campiglia poggia quasi completamente sulle Arenarie Macigno della Serie Toscana che caratterizzano gran parte delle Cinque Terre. Il limite orientale di tale formazione confinante con i calcari determina in modo netto la morfologia del paesaggio. Da un alto le rocce calcaree hanno formato spettacolari falesie a picco sul mare, nel tratto costiero di Portovenere e dell’isola Palmaria, che hanno reso la costa inaccessibile all’insediamento umano. Al contrario nel tratto di Tramonti, caratterizzato da una minore acclività del terreno e costituito da affioramenti di arenaria, che è divenuta principale e preziosa materia prima per edificare muretti a secco, mulattiere ed nuclei rurali, è stato possibile per l’uomo compiere una vera e
propria opera di trasformazione dell’ambiente.
 
La Fauna
La costa di Tramonti costituisce,durante il periodo primaverile ed autunnale,un importante rotta di transito per gli uccelli migratori; in particolare per i rapaci che riescono così a sfruttare le correnti ascensionali in prossimità del mare. E’ invece facile osservare durante tutto il periodo dell’anno il gheppio, un falco di piccole dimensioni, caratteristico per il suo volo a “spirito santo”, quando si immobilizza in aria, mantenendosi in stallo contro vento alla ricerca di possibili prede. Nelle zone costiere meno accessibilinidificano il raro falco pellegrino e il corvo imperiale di gran lunga il più grande dei passeriformi europei.

 

Nel tratto di mare aperto, durante i giorni di scarso traffico dei natanti, osservando con attenzione l’orizzonte è possibile scorgere il transito di cetacei quali delfin ie balenottere comuni. Lungo i sentieri, nei punti più esposti al sole, è facile osservare rettili comuni quali: la lucertola muraiola, il ramarro verde ed il biacco. Quest’ultimo è un serpente non velenoso la cui caratteristica di predare altri ofidi sembra essere uno dei motivi dell’assenza della vipera comune nella zona.

A ulteriore testimonianza del difficile equilibrio tra uomo e natura vi è la presenza ormai infestante del cinghiale. Fino agli anni settanta tale mammifero era poco diffuso, successivamente è stata introdotta, a fini venatori, una specie proveniente dall’est europeo, diversa da quella autoctona, che sta causando enormi problemi alle coltivazioni.
 
 
 
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